Sulla pubblicità sanitaria in Google Ads circolano molte semplificazioni, in entrambe le direzioni.
Ecco cosa dice la documentazione, senza aggiungerci nulla.
La salute è una categoria di interesse sensibile per la pubblicità personalizzata.
Rientrano contenuti su condizioni fisiche o mentali, malattie, salute sessuale, condizioni croniche e
procedure mediche invasive. La conseguenza pratica riguarda il targeting per pubblico: i
segmenti curati dall'inserzionista — quelli costruiti sui propri dati, Customer Match
compreso — non possono essere usati per promuovere prodotti o servizi che ricadono in categorie
sensibili, mentre le audience predefinite gestite da Google restano utilizzabili secondo le
policy applicabili. Non è quindi vero che "il remarketing sanitario è sempre vietato": dipende dalla
natura del contenuto e dalla policy che si applica al caso.
Attenzione a un'esclusione che viene spesso citata male. Google ha chiarito che la
categoria sensibile "salute" esclude i contenuti rivolti agli operatori sanitari nell'esercizio della
loro professione. È una precisazione che riguarda la pubblicità B2B verso i professionisti — non le
campagne con cui un medico cerca pazienti, che restano pubblicità rivolta al pubblico.
Le certificazioni non servono a tutti. Google le richiede per categorie sanitarie e
farmaceutiche specifiche e in determinati Paesi. Non esiste un obbligo generale di certificazione per
un medico che promuove le proprie visite: va verificato caso per caso, in base a cosa si promuove e
dove.
A questo si somma il perimetro italiano della comunicazione sanitaria, che vale per il testo degli
annunci esattamente come per il sito: informazione corretta, niente elementi attrattivi o suggestivi
che possano determinare un ricorso improprio alle cure. Lo abbiamo trattato nell'articolo sulla
normativa della pubblicità sanitaria.