Sì, lo psicologo può fare pubblicità. Il riferimento normativo è l'art. 40 del Codice Deontologico degli Psicologi, che ammette la comunicazione informativa e promozionale a patto che sia improntata a decoro, veridicità e correttezza, insieme alla L. 145/2018 (commi 525-536) che disciplina la pubblicità sanitaria in generale. Non è vietato promuoversi: è vietato farlo in modo scorretto, sensazionalistico o ingannevole.
Cosa dice davvero l'art. 40 del codice deontologico psicologi
L'art. 40 del Codice Deontologico non lascia spazio a dubbi interpretativi sul principio di fondo: la comunicazione dello psicologo verso il pubblico è ammessa, ma deve rispettare tre requisiti che tornano in quasi ogni norma di questo tipo. Deve essere veritiera, quindi basata su titoli, competenze e attività realmente esercitate. Deve essere corretta, cioè priva di elementi che possano indurre in errore chi legge sulla natura del servizio. Deve infine essere improntata al decoro della professione, il che esclude toni sensazionalistici o da campagna commerciale aggressiva.
A questo si affianca la L. 145/2018, che per le professioni sanitarie in generale vieta la comunicazioni promozionali o suggestive e richiede che le informazioni diffuse siano verificabili. Le due fonti si sovrappongono in gran parte: entrambe puntano a proteggere chi cerca aiuto psicologico, un pubblico per definizione più esposto, da messaggi che facciano leva sulla sua fragilità invece che informarlo.
Il punto che spesso sfugge è che questa cornice normativa non è un ostacolo alla visibilità, è la definizione di come costruirla senza rischi. Uno studio o uno psicologo libero professionista che comunica online, aggiorna un sito o cura la propria scheda su Google sta semplicemente informando in modo trasparente, non sta violando nulla.
Cosa puoi comunicare serenamente
Dentro questi limiti c'è più margine di quanto si pensi. Sono contenuti legittimi e utili le aree di intervento in cui lavori, per esempio disturbi d'ansia, supporto alla genitorialità, elaborazione del lutto o consulenza di coppia, descritte con linguaggio chiaro e senza tecnicismi eccessivi.
Puoi indicare il tuo orientamento teorico, cognitivo-comportamentale, sistemico-relazionale, psicodinamico o altro, così chi ti legge capisce con che tipo di approccio lavori prima ancora di scriverti. Puoi spiegare le modalità con cui ricevi, in studio, online o entrambe, e descrivere in modo realistico come si svolge un primo colloquio: quanto dura, cosa aspettarsi, come si struttura il percorso successivo.
Anche la formazione reale, corsi, specializzazioni, supervisioni, master effettivamente conseguiti, rientra tra le informazioni che puoi comunicare senza problemi, così come le tariffe, indicate in modo chiaro invece di lasciarle solo al primo contatto telefonico. Un lettore che sa già a cosa va incontro arriva al colloquio più sereno, e questo è già un servizio in sé.
Cosa evitare: le regole da rispettare per promuoversi
Il confine da non superare riguarda tre aree precise. La prima è la promessa di risultato: frasi come "risolvi l'ansia in poche sedute" o "elimini definitivamente lo stress" sono vietate perché nessun percorso psicologico può essere garantito a priori, e presentarlo come tale è ingannevole oltre che clinicamente scorretto.
La seconda area riguarda le testimonianze di pazienti su contenuti clinici. Pubblicare o incoraggiare recensioni che descrivono il motivo della terapia, i progressi ottenuti o dettagli del percorso espone sia il paziente sia il professionista, e va evitata a prescindere dal consenso apparente di chi scrive la recensione. La terza riguarda il linguaggio che fa leva sulla vulnerabilità di chi legge, con toni allarmistici o urgenza artificiale ("se non agisci ora rischi di peggiorare").
Un ultimo punto, spesso sottovalutato, è l'autodefinizione corretta: chi non ha una specializzazione post-lauream in psicoterapia non può presentarsi come "psicoterapeuta", ma solo come psicologo. È un dettaglio che l'Ordine controlla con attenzione, e che vale la pena verificare su ogni pagina del proprio sito prima di pubblicarla.
"Promuoversi non è professionale": un tabù da ribaltare
Molti colleghi associano ancora la promozione a qualcosa di poco dignitoso, come se un professionista serio dovesse farsi trovare solo per passaparola. È una convinzione comprensibile, ma va contro l'evidenza di come le persone cercano oggi un supporto psicologico: prima di chiamare, cercano informazioni online, leggono cosa uno psicologo tratta, verificano come lavora.
Farsi trovare con informazioni chiare, rispettose e conformi al codice deontologico non è vanità, è la stessa attenzione al paziente che si applica in seduta trasportata nel momento in cui quella persona sta ancora decidendo se e a chi rivolgersi. Il silenzio non equivale a maggiore deontologia: equivale solo a essere invisibili a chi in quel momento ha bisogno di trovarti.
Chi frena solo per timore del giudizio dei colleghi finisce spesso per lasciare lo spazio comunicativo a chi comunica peggio, con toni più aggressivi o meno attenti alle regole. Comunicare bene, dentro i limiti dell'art. 40, è anche un modo per alzare lo standard del settore.
Recensioni in psicologia: perché sono un caso a parte
Le recensioni online meritano un discorso separato perché in questo ambito la riservatezza non è negoziabile. A differenza di un dentista o di un fisioterapista, lo psicologo non può mai confermare pubblicamente l'esistenza di una relazione terapeutica con una persona, nemmeno per rispondere a una recensione positiva firmata con nome e cognome.
La regola pratica è semplice: si può ringraziare genericamente per il feedback, senza mai confermare, smentire o commentare il contenuto clinico, e senza mai citare dettagli che permettano di identificare la persona o il motivo della consulenza. Anche una recensione negativa va gestita con la stessa cautela, rispondendo sul piano generale senza entrare nel merito di ciò che è stato detto in seduta.
Per questo motivo, sollecitare recensioni dettagliate ai pazienti è sconsigliato in questo settore più che in altri ambiti sanitari: meglio puntare su altri segnali di credibilità, come la formazione, l'aggiornamento professionale e la chiarezza con cui comunichi il tuo modo di lavorare.
Come promuoversi restando impeccabili
I canali che funzionano meglio per uno psicologo sono, non a caso, anche i più coerenti con la deontologia. Una scheda Google Business curata, con orari, modalità di contatto e aree di intervento descritte con precisione, aiuta chi cerca aiuto a trovarti senza bisogno di formule ad effetto. Un sito con contenuti seri, che spiegano in modo comprensibile cosa tratti e come lavori, comunica competenza meglio di qualsiasi slogan.
La visibilità nella ricerca locale, per chi riceve in studio, resta il canale con il rapporto più diretto tra investimento e richieste in linea con la propria specializzazione. Per capire quanto costa impostare questo tipo di attività in modo corretto, può essere utile leggere l'articolo su quanto costa il marketing per psicologi, che entra nel dettaglio dei range di investimento più realistici.
In tutti i casi, prima di pubblicare qualsiasi contenuto promozionale vale la pena rileggerlo chiedendosi se rispetta i tre criteri dell'art. 40: è vero, è corretto, è dignitoso. Se la risposta è sì su tutti e tre, è materiale che puoi pubblicare senza pensieri.
Un'ultima cosa prima di iniziare
Questa è un'informativa di orientamento, non una consulenza legale; per casi specifici confrontati con il tuo Ordine o con le indicazioni del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi, che restano il riferimento istituzionale in caso di dubbio su un contenuto specifico.
Se vuoi capire come impostare una comunicazione che rispetti queste regole e allo stesso tempo ti faccia trovare da chi cerca davvero un percorso come il tuo, il modo più semplice per iniziare è un audit gratuito: un'analisi della tua presenza online in 48 ore, senza impegno e senza contratti vincolanti.
Il primo passo è gratuito: l'audit del tuo mercato, in 48 ore e senza impegno.
Richiedi l'audit gratuito